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Laurino e Teodorico

Posted by Stefano on 23 gennaio 2012 in Storia Bolzano |

Laurino e Teodorico

 

Il 476 d. C. vide ufficialmente la fine dell’impero romano d’Occidente , una data ostica anche per gli studenti , da li in poi infatti fu per l’Italia un susseguirsi di personaggi e fatti più o meno importanti per la storia mondiale. Da mal di testa sicuramente guardare le cartine storiche di questo periodo , piene di colori , di ducati , di contee e principati vari , una sorta di vestito d’Arlecchino. Uno dei personaggi che emerse da questo carnevale storico fu Teodorico , secondo re barbaro (era ostrogoto) della nostra penisola. Il barbaro attraversò con le sue orde le Alpi , calò sull’Italia , uccise Odoacre(colui che depose l’ultimo imperatore romano) e si proclamò nuovo re. Con grande sorpresa per i romani , questo personaggio portò pace e stabilità , merci assai rare da secoli. In questa veloce sintesi abbiamo ricostruito la vita di colui che sottomette il Re Laurino , immagine che troviamo nella statua situata di fronte alla sede della Provincia di Bolzano. Laurino era , secondo leggenda , il re del popolo nano delle Dolomiti : mitiche genti abitanti sulle montagne intorno allo splendido Rosengarten. Laurino secondo leggenda s’infervorò parecchio perchè non invitato dai nobili della zona al torneo cavalleresco con in palio la raggiante Similde ( i premi del tempo erano in carne ed ossa), ebbe un colpo di fulmine per la donna , indossò la cintura magica che lo rendeva invisibile e saltellò nel giardino di Rose del Catinaccio con l’amata urlante sulle spalle. I nobili però , notando i petali cadere al suo passare lo inseguirono e catturarono .Venne portato davanti al Re (Teodorico?) che s’mpegnò personalmente a punirlo. Laurino  , deluso e deriso ,s’infuriò con il Catinaccio che a detta sua lo tradi e strillò: “né di giorno, né di notte alcun occhio umano potrà più ammirarti “. Probabilmente distratto dal sogno d’amore spezzato , dimenticò alba e tramonto e ci regalò lo spettacolo quotidiano che offre il Rosengarten(giardino delle rose appunto).  Bruno Goldschmitt realizzò la fontana nel 1911 , raffigurando probabilmente la scena della cattura.

Laurino e Teodorico
Laurino

 

Questa fontana fu vandalizzata durante il fascismo (1933) : una notte , un gruppo di giovani , staccò la statua di Teodorico spezzandola in due . Tolomei ne fu felice (probabilmente commissionò egli stesso la missione), secondo il senatore infatti questa fontana rappresentava il germanesimo d’inizio novecento , l’opera fu quindi smontata e portata al museo della guerra di Rovereto. Per protesta vennero accesi otto  falò sul Rosengarten , le stesse autorità fasciste cercarono di stemperare la tensione creatasi , Tolomei non godeva di chissà quali simpatie a Roma e lo stesso Duce lo considerava “ una suocera cocciuta e pedante”. Nel 1980 la fontana venne collocata dove oggi la troviamo (non senza polemiche) , ci piaccia o no rappresenta un pezzo di storia legge della nostra terra e il significato che porta è abbastanza semplice : la fusione tra fatti leggendari (Re Laurino ed i nani)e storici (la discesa di Teodorico in Italia) accaduti circa millecinquecento anni prima di noi. Molte congetture sono state formulate sui significati dell’opera ma comunque la si guardi bisogna tenere a mente che la storia ( dei monumenti soprattutto) non deve piacere ma narrare.

 

 

Marco Pugliese

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Virgolo , perchè ? Warum?

Posted by Marco Pugliese on 4 dicembre 2011 in Storia Bolzano |

Capitava una volta che qualche nonno raccontasse di avere trovato rifugio all’interno della galleria del Virgolo durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Altri purtroppo tra il 1944 ed il 1945 ci lavorarono coattamente per produrre cuscinetti a sfera destinati ad uso bellico. Nell’autunno del 1944 l’IMI (industria meccanica italiana) trasferi da Ferrara vari macchinari per tale produzione , in questo luogo di lavoro dantesco trovarono la morte svariati operai e molti deportati ,. In loro onore la galleria fu posta come luogo – simbolo per ricordare il sacrificio di queste persone. Con una mano sul cuore per non dimenticare ci trasferiamo al 20 novembre 1907 , giorno in cui fu inaugurata la funicolare del Virgolo. L’opera fu progettata da Strub (sua anche la funicolare della Mendola) e finanziata dal mecenate Schwarz(già finanziatore della Bolzano- Caldaro) . Nel 1907 si era in piena Bella Epoque , l’impero asburgico era già in decadenza ma teneva molto a mostrare la propria forza tecnologica in grado di garantire ai propri cittadini (agiati s’intenda) comodità e lussi di gran moda per il tempo. Gli ostacoli naturali erano aggirati con opere di questo tipo che permettevano di sorseggiare thè e ascoltare musica classica sul massiccio del Virgolo , beneficiando dello spettacolare panorama offerto dalla città di Bolzano dall’alto. Il Virgolo fungeva da vera e propria terrazza d’elite , la ricerca della bellezza del paesaggio ottenuta sfidando e vincendo la natura .Questo sogno verrà spezzato bruscamente nel 1912 con l’affondamento del Titanic , in fondo al mare quell’anno fini pure la Belle Epoque e ciò che aveva rappresentato. Il Virgolo dopo la Grande Guerra mantenne la propria funzione e negli anni trenta divenne chic in un rifiorire di divertimenti , cene e feste danzanti. La seconda Guerra Mondiale divorò tutto e questa volta anche la funicolare che pagò il trovarsi vicino alla stazione ferroviaria , le bombe non le diedero scampo. Non fu ricostruita e nel 1957 rimpiazzata da una funivia che fu a sua volta soppressa nel 1976 per cause economiche. La “terrazza naturale” da questo momento fu trascurata . Oggi l’abbandono è totale , nel 2000 fu chiuso il circolo tennis e l’abbandono fu totale. Il Virgolo oggi è desolatamente spento , vuoto e triste. Il castello Weinegg non esiste praticamente più , la chiesetta di San Vigilio con all’interno affreschi interessanti chiusa , l’alberghetto insieme al ristorante in rovina ed una strada al limite della praticabilità rendono questo splendido luogo bolzanino quasi inaccessibile. Immagino con Virgolo dotato di un polo ricreativo , sarebbe interessante riqualificarlo come centro di benessere pubblico , dotarlo di un collegamento degno di nota e pubblicizzarlo a livello nazionale. Suggestivo immaginare una funicolare innevata con sfondo uno splendido panorama bianco e con vista mercatino natalizio. Virgolo, perchè? Warum?

Marco Pugliese

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Zona industriale , Underground a Bolzano

Posted by Marco Pugliese on 4 dicembre 2011 in Storia Bolzano |

Dobbiamo la costruzione della zona industriale bolzanina al prefetto fascista Giuseppe Mastromattei : il regime doveva creare occupazione per la nuova grande Bolzano italiana. Fino agli anni ‘ 30 del secolo scorso la nostra città era pensata per essere un polo commerciale , dopo il 1932 l’anima della cità divenne industriale. Furono aperti stabilimenti delle maggiori industrie pesanti d’Italia , fu costruito un nuovo e grande rione semirurale per gli operai .(spesso contadini provenienti dal Veneto, infatti le semirurali verranno costruite per ricreare il contesto d’origine) Bolzano poteva vantare la produzione di acciai speciali destinati ad usi particolari , fusi ed elaborati nelle fumanti e possenti acciaierie. Venne costruito il ponte Resia per cosi permettere agli operai di poter più comodamente raggiungere le fabbriche. La zona industriale fu invasa da treni sbuffanti che penetravano nelle fonderie e ripartivano carchi di metalli lavorati. L’anima nuova di Bolzano era sbuffante , moderna e ricca di macchine : un quadro futurista in perenne movimento. Dopo la guerra il dinamismo della zona industriale andò lentamente scemando , acciaierie escluse , tutte le più importanti industrie furono dismesse ed abbandonate. Poco alla volta anche la frenesia dei treni scomparve , lasciando solamente i binari arrugginiti come serpenti di ferro a testimoniare il loro passaggio. In via Volta emerse abbandonato l’edificio dell’ ex-Allumix , originariamente destinato alla trasformazione e alla distribuzione dell’energia elettrica. L’edificio risale al 1936 , stilisticamente razionale , colpisce per l’imponenza , allo stesso tempo però risulta perfettamente calato nel contesto ove è stato costruito. Di recente è stato posto sotto tutela e ristrutturato parzialmente . Oggi l’ex-Allumix ospita mostre d’arte , eventi e conferenze. Questo edificio al principio destinato alla demolizione rappresenta invece l’esempio concreto di riqualificazione d’area. Ora la zona Industriale può offrire ancora molto in termini culturali anche se svuotata quasi completamente del compito originario. La concezione futurista di quest’area di Bolzano rivive nella trasformazione in atto . Il contesto urbano stile periferia industriale è presente nella cultura del nostro tempo , il rap (una protesta cantata) si è sviluppato in contesti simili , cosi come il mondo Underground , a proprio agio in un una cornice d ‘abbandono. Il futuro di Bolzano passa anche per questa zona Underground , a torto considerata per molto tempo inutile e da eliminare. Invece l’ambientazione che è venuta a crearsi è perfettamente in linea con le tendenze culturali del momento . Curioso pensare come le culture Rap ed Underground si siano sviluppate in ambienti con queste caratteristiche , nel nostro caso specifico pensati e costruiti da un regime totalitario che negava le libertà individuali , oggi invece diventati prepotentemente laboratori culturali ed etnici con lo sguardo al futuro.

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Bolzano , la città dei sogni

Posted by Marco Pugliese on 25 settembre 2011 in Storia Bolzano |

“Il bello di essere architetto è che puoi camminare nei tuoi sogni” , affermò Harold Wagoner , l’opera architettonica infatti è il risultato di un procedimento mentale che può avere origine onirica. Passeggiando per Bolzano entriamo prepotentemente nel profondo inconscio di chi l’ha costruita e plasmata. Lo spartiacque è il ponte Talvera , confine tra la città vecchia e asburgica e quella nuova italiana e futurista. L’architettura degli anni 20 e 30 viene bollata come fascista , in realtà è frutto dello studio futurista di nobilissimi architetti (Sant’Elia ad esempio) italiani , ansiosi di creare uno stile di costruzione nuovo e moderno. Tutt’ora quest’architettura (ribattezzata razionalista) ispira le opere più famose al mondo , dato che unisce la funzionalità all’estetica. Abbandoniamo le ideologie politiche e concentriamoci sugli edifici , partendo da via Roma , proseguiamo per corso Italia. Queste due vie indicano l’assoluta voglia di spazi ampi , intervallati da piazze monumentali bianche e scintillanti (piazza Tribunale) , arrivati all’incrocio con via Cesare Battisti proseguiamo per questo “raggio” lungo e più stretto che sfocia in piazza della Vittoria. Altri “raggi” sono via San Quirino , viale Venezia e via Armando Diaz , il fulcro è piazza Vittoria. Bolzano città futurista? Non proprio , il movimento auspicava ad una crescita della città verso l’alto (Boccioni , la città che sale) , strade ampie per far correre le automobili (quelle si presenti a Bolzano) , fabbriche in ogni dove e ascensori esterni in ogni edificio. Questa città utopica dei primi anni del ’900 sarà realtà poco tempo dopo , Bolzano in questo senso funge da laboratorio. Lo stile italiano architettonico prettamente italiano , che tanto piace all’estero , nasce dal futurismo architettonico e l’ossessione di movimento ovvero rendere mobile lo statico era la missione di questi uomini che resero questo modello di costruzione particolarissimo. Ancora oggi gli architetti di fama mondiale si rifanno alle idee innovative e spettacolari del Sant’Elia. Fino a quel momento Bolzano fu urbanisticamente progettata per essere funzionale al commercio (Altmann) ma senza un vero e proprio piano di costruzione globale e armonico. Con gli anni 20 del secolo scorso Bolzano avrà questa nuova anima razionale e un piano urbanistico che le garantirà un salto nella modernità. Strutture come l’Eurac , il Lido , i nuovi ponti , interi rioni , la stazione e nuove strade di collegamento(con Gries) modificano l’assetto originario della nostra città , le danno movimento , architettonicamente parlando. Il movimento futurista lo notiamo anche nel guardare la centrale idroelettrica di Cardano (1926) , Sant’Elia la immaginò cosi circa dieci anni prima della costruzione , i tubi che salgono la montagna danno l’idea del progresso che avanza inarrestabile(messaggio futurista per antonomasia). La città vecchia invece rappresenta il mondo ottocentesco , più statico e legato a tradizioni conservatrici. Affascinante pensare che il ponte Talvera rappresenti il confine tra due secoli , quindi tra diverse concezioni di pensiero , senza volerlo , Bolzano è divenuta un laboratorio d’idee ove ogni etnia vi ha messo il meglio. L’Università ed il Museion rappresentano oggi edifici razionalisti in contesti ottocenteschi , forse queste soluzioni non devono stupire , il matrimonio tra questi diversi stili , spesso rimandato e stato finalmente celebrato.

Marco Pugliese

 

Piazza  Tribunale anni 60

Piazza Tribunale anni 60

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Uno sguardo verso il futuro , la rivoluzione industriale bolzanina

Posted by Marco Pugliese on 25 settembre 2011 in Storia Bolzano |

Bolzano dalla metà degli anni ’50 dell’ ottocento ha sempre più acquisito prestigio ed importanza a livello internazionale. Tale successo deriva dalla posizione geografica , la città infatti si è sviluppata in una zona d’incontro culturale tra mondo italiano e tedesco fin dagli albori. La stazione ferroviaria di Bolzano fu inaugurata nel lontano 1859 , progettata da Luigi Negrelli (e conclusa da Altmann), architetto famoso per aver ideato il canale di Suez. Fisicamente però la neonata stazione era parte del piccolo comune di Dodiciville , al tempo autonomo. La linea del Brennero fu ultimata nel 1867 , in soli tre anni ma purtroppo con un numero elevato di morti durante la costruzione , le cronache del tempo parlano di oltre 200 vittime. All’epoca Bolzano (anzi ad essere precisi Dodiciville) poteva fregiarsi di essere la seconda stazione ferroviaria dell’imperial regio austriaco . Bolzano , oltre ai treni , venne investita da un prestigio internazionale senza precedenti. Grazie agli sbuffi di vapore dei “serpenti di ferro” ( nelle campagne europee era vista cosi la rivoluzione industriale)raggiungere Bolzano fu più semplice , si creò una vera e propria industria turistica che ben si accompagnava con le tante zone termali presenti nella nostra provincia. A inizio ‘ 900 Bolzano contava numerosi alberghi e case di cura , frequenti erano le visite dei malati di tubercolosi , attratti dalla bontà dell’aria (i medici consigliavano villeggiature in montagna , gli antibiotici ancora non esistevano)ed i paesaggi rilassanti. Nel 1928 durante il fascismo la stazione fu rimodernata dall’architetto Angiolo Mizzoni , in quale , le fece fare un bagno di futurismo. Il Mizzoni prese come modello la stazione di Londra , la similitudine più vistosa è la torre dell’orologio , fateci caso se vi capiterà di soggiornare nella capitale d’Albione. Edificio che fu fonte di polemiche di carattere estetico , ornato da statue futuriste (il vapore e l’elettricità) , opere dell’artista bolzanino Franz Ehrenhofer , autore anche del ‘allegoria dei fiumi Adige, Isarco e Rienza posta sulla torre. Quando vi recate alla stazione ferroviaria di Bolzano pensate che da quei binari è arrivata fin qui la rivoluzione industriale , la stazione ne rappresenta il monumento. Prima di allora il mondo non era che carrozze e cavalli , i treni invece erano bolidi tecnologici che sfrecciavano fieri , perfino lo sbuffare non era più sinonimo di stanchezza ma di potenza , tutto era capovolto rispetto al passato e la stazione ferroviaria rappresentò allora la porta d’ingresso alla modernità.

Marco Pugliese


Stazione Bolzano - 1900

Stazione Bolzano - 1900

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Scorci rinascimentali a Bolzano

Posted by Marco Pugliese on 16 agosto 2011 in Storia Bolzano |

Il termine Rinascimento fu introdotto dal Vasari nelle sue : “ Vite de’ più eccellenti architetti e scultori italiani” , questo lasso di tempo che va dall’inizio del Tre alla fine del Cinquecento rappresenta l’epoca d’oro per la penisola italiana. L’Italia in questo periodo diviene il faro culturale mondiale , superando nettamente in tutti i settori le altre nazioni europee. Purtroppo la litigiosità dei signori italiani (l’esterofilia è un difetto secolare del popolo italiano e lungi dal morire) non permetterà l’unificazione politica del nostro stato che avverrà solamente nel 1861. Questa “Rinascenza” fu attesa dagli italici mille anni : dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Al Vasari questa resurrezione apparve come una rivincita della cultura classica dopo mille anni di tenebre medievali , causate dalle orde unne , gotiche , longobarde , teutoniche e franche. Cicerone rivisse nella sintassi dei prosatori italiani , Virgilio nella metrica dei poeti e Vitruvio nelle nozioni agli architetti. Questo periodo di espansione del genio umano vide tra i suoi campioni i fiorentini , e proprio fiorentina era Claudia de Medici. L’arciduchessa italiana sposò Leopoldo V d’Austria , fratello dell’imperatore austriaco. Morto il marito,(la poverina rimase vedova per ben due volte) ottenne la reggenza del Tirolo. L’anno era il 1632 , il Rinascimento per gli storici concluso , l’Italia cameriera degli stranieri, ma i capisaldi di questa rivoluzione culturale vivi nel cuore e nella mente di questa donna , nata a Firenze , vissuta nella corte più raffinata e moderna del mondo di allora. Bolzano le deve moltissimo , in primis lo status di vera e propria città commerciale e fieristica rafforzato dalla costruzione del palazzo Mercantile e relativa istituzione del magistrato che regolamentò da quel momento gli scambi commerciali tra l’area italiana e quella tedesca. Bolzano ebbe inoltre anche una nuova fiera e la nostra zona divenne economicamente solida ed importante. L’edificio mercantile fu edificato tra il 1708 e il 1727 dai fratelli Delai su disegno dell’architetto veronese Perotti. Questo palazzo dal cuore rinascimentale ma dal corpo barocco rappresenta l’ingresso di Bolzano nel commercio internazionale (ne è il monumento in un certo senso), da questo momento in poi la nostra città sarà considerata il fulcro degli scambi tra Italia ed Austria. La vocazione commerciale che oggi Bolzano può vantare la deve tutta a questa illuminata (amava l’arte ed il teatro) e raffinata arciduchessa italiana . Con occhi moderni possiamo permetterci di affermare che questa donna fece in modo che il meglio della cultura italiana si unisse al meglio di quella tedesca , lasciandoci un messaggio di unione e rispetto reciproco , accettato senza timori nel 1635 , dimenticato troppo spesso nel 2011.

Marco Pugliese

Palazzo Mercantile (1900) Bolzano

Palazzo Mercantile (1900) Bolzano

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Max Valier , l’artista delle stelle

Posted by Marco Pugliese on 15 luglio 2011 in Storia Bolzano |

1969 : l’uomo mette piede sulla Luna grazie anche agli spunti scientifici di questo geniale bolzanino.

test velocità-1927

 

Il 9 febbraio 1895 nacque a Bolzano Max Valier , la casa in cui vide la luce è situata difronte al palazzo delle poste vicino al Duomo , il palazzo che simula il calendario d’avvento durante il periodo natalizio. Per la maggior parte dei bolzanini il nome Valier non dice quasi nulla , in realtà quest’uomo fu il vero precursore dei viaggi nello spazio. Wener Von Braun è giudicato dai più il vero pioniere delle stelle ma il nostro concittadino lo anticipò di parecchi anni fondando nel 1927 l’ “Associazione per i viaggi nello spazio” (Verein für Raumschiffahrt) . Max Valier studiò matematica , fisica ed astronomia , percorso interrotto a causa dello scoppio della prima guerra mondiale che lo vide impegnato nell’esercito austriaco prima come esperto di meteorologia e poi come collaudatore d’aerei. Un miracolo lo salvò nel 1918 , cadde infatti con il proprio aereo a causa di un guasto , in questa occasione dimostrò il proprio talento , pilotando il velivolo a motore spento , atterrò in un campo : illeso insieme all’altro aviatore. Valier dopo la guerra pubblicò Der Vorstoß in den Weltenraum (L’avanzata nello spazio) : correva l’anno 1924 ed il successo del libro fu totale : 6 edizioni dal 1924 al 1930. Questo testo fu particolare , Valier infatti spiegò proprie teorie con linguaggio semplice e capibile anche dai non esperti , l’obiettivo era far comprendere a tutti l’affascinante universo dei viaggi spaziali , messaggio , si badi bene , negli anni ’20 del secolo scorso tutt’altro che scontato. Oltre ad essere un comunicatore , Max , era anche geniale , anticipò in un suo scritto (Spiridion illuxt) l’invenzione della bomba atomica. Lo scienziato inoltre collaborò con il sig. Fritz von Opel , sperimentò dei motori a reazione e nel contempo fece da “ testimonial “ per le pubblicità delle auto , anche in questo campo anticipatore rispetto ai tempi.(l’idea venne anni prima anche a D’Annunzio , che associò il proprio nome ad un profumo, inventando di fatto la reclamizzazione di prodotti utilizzati da personaggi famosi) Con von Opel nacquero dei dissapori , in Valier l’industriale tedesco vide più che altro il ritorno d’immagine per le sue auto e nulla più. Ma la voglia di provare e sperimentare non fermò il bolzanino che nel 1929 sul lago gelato Starnberg raggiunse la velocità di 400 km/h a bordo di un’auto da lui progettata. Purtroppo nel 1930 , trovò la morte durante il collaudo di un razzo(fu sepolto a Monaco di Baviera) , entrando comunque nella storia come prima vittima dei viaggi dello spazio. Tutt’ora i propulsori di manovra dello Shuttle hanno sono chiamati Valier’s , in sua memoria. Il lavoro di Valier venne portato avanti con i risultati che conosciamo da Werner von Braun. Ogni sera quando guardate la Luna , pensate a Max Valier ed ai suoi esperimenti , i suoi sforzi contribuirono a farci danzare Armstrong nel 1969 , un cratere lunare ne porta perfino il nome. La luna , il nostro satellite , che ci ispira tanto romanticismo , si staglia come monumento perpetuo alla memoria di un giovane bolzanino , giudicato dai contemporanei incosciente , forse a tratti un po’ pazzerello ma che ha trasformato il sogno primordiale dell’uomo in realtà mutandone irreversibilmente la società e proiettandola “come un razzo” nel futuro.

Marco Pugliese

casa di Max valier-Bolzano

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Pons Drusi , Bauzanum , Botzen , Bolzano , Bulsan , Bozen

Posted by Marco Pugliese on 4 luglio 2011 in Storia Bolzano |

Bolzano : la fondazione.

Sotto una rara immagine della statua di Druso Nerone , distrutta durante i bombardamenti , che avrebbe dovuto trovare collocazione al centro di piazza Walther.


 

Pons Drusi 15 a.C. Il sole di settembre scaldava gli animi della XXI “Rapax” , legione che si distinse per coraggio ed audacia nella conquista della Rezia. La Rapax era una delle cinque legioni agli ordini di Claudio Nerone Druso , fratello di Tiberio e figliastro del divo Augusto . si Si accampò esausta per i combattimenti contro gli Isarci nella conca bolzanina in attesa di ripartire verso la Val Venosta. L’accampamento fu edificato nell’odierno centro storico di Bolzano , e alcune avanguardie furono poste nei pressi della Torre Druso , edificio risalente al XIII secolo , costruito dalla famiglia Treuenstein su resti di costruzioni precedenti non datate con precisione dagli archeologi. Di romano questa struttura porta solo il nome. La XXI Rapax con in testa Druso si occupò della conquista della conca di Bolzano , il generale ricorse all’astuzia ed evitò spargimenti di sangue inutili . Il condottiero non disponeva di molti uomini , decise di far accampare la cavalleria alle pendici dei monti bolzanini e transitò lui stesso alla testa della Rapax , attraversando l’Isarco sopra un ponte pericolante incoraggiando i suoi.( Azione che diede coraggio ai legionari più titubanti) I Reti , vedendo avanzare la fanteria romana decisero di porvisi davanti , sicuri della loro superiorità numerica (vera di fatto) , i legionari formarono immediatamente la testuggine e non indietreggiarono di un passo. Nello stesso momento irruppe la cavalleria , prima da est , poi da ovest ed infine da sud. La battaglia si svolse nel tardo pomeriggio e l’esercito romano provvide ad accendere degli enormi falò per dare l’idea di aver occupato tutte le montagne circostanti .(i realtà bastarono pochi soldati e qualche schiavo). I Reti si ritrovarono circondati e decisero di arrendersi , il frastuono della cavalleria , i falò accesi strategicamente sulle cime di Colle , Renon e Mendola , il battere continuo delle lance contro gli scudi fecero apparire l’esercito romano numeroso e conoscitore del territorio. Druso potè dirsi soddisfatto , la XXI Rapax non aveva perso uomini e si era mantenuta fresca per le future lotte in Germania. Decise di costruire un ponte verso Rencio e un presidium tra il centro storico e Cardano. Nasceva una statio di rifornimento verso il Nord che prese nome di Pons Drusi e per 1200 anni circa mantenne questa denominazione. Il generale inoltre tracciò quella via che suo nipote Claudio chiamerà Claudia-Augusta e che verrà utilizzata nei secoli avvenire come unica strada di collegamento tra nord e sud Europa. Bolzano, fu fondata di fatto dal romano , storicamente è inconfutabile. La retorica fascista negli anni trenta promosse queste teorie storiche imponendole con forza : costruzione del nuovo ponte Druso e dell’attuale viale Druso e il Duce commissionò una statua di Druso da porre al centro della piazza Walther. Questo progetto non venne realizzato , la statua fu distrutta ancora a Roma a causa di un bombardamento e la fine della guerra mutò la politica altoatesina verso orizzonti più democratici. Speculazioni politiche hanno offuscato la figura del valoroso Claudio Nerone Druso , erede designato di Augusto e repubblicano convinto. Una volta ricevuto il titolo d’imperator il generale lo avrebbe restituito al senato ponendo le basi per una nuova repubblica , non riusci a fare nulla , trovò la morte per una banale caduta da cavallo attraversando il fiume Elba in Germania. Si narra che Druso apparve davanti ai Reti dopo aver guadato il Talvera , gli spruzzi bianchi del torrente e la schiuma dell’acqua sulla corazza dorata lo fecero apparire come una divinità raggiante che ammaliò il nemico . Druso era un giovane di 23 anni quando fondò Bolzano e le sue imprese furono anche frutto dell’entusiasmo e del coraggio di quell’età. Bello ricordare che Bolzano sia stata fondata da un giovane : la giovinezza proietta nel futuro in ogni cultura ed epoca.

 

Marco Pugliese


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Bolzano , città augustea

Posted by Marco Pugliese on 25 giugno 2011 in Storia Bolzano |

 

“Ho trovato una città di mattoni,ve la restituisco di marmo.” Questa frase fu pronunciata da Ottaviano Augusto in senato rivolgendosi al popolo di Roma. Il primo imperatore di Roma in effetti modificò radicalmente l’urbanistica della città eterna , realizzò un vero e proprio piano urbanistico. Oltre a costruire acquedotti , nuove strade ed edifici pubblici , il princeps volle l’Urbe lastricata di marmo bianco , splendente e scintillante. Le genti che si recavano a Roma avrebbero dovuto tacere davanti a simili opere architettoniche , il rosso dei mattoni fu sostituito dal bianco imperiale dei marmi , la repubblica romana venne deposta cromaticamente oltre che idealmente. Mussolini , come Ottaviano ripropose il medesimo discorso urbano a Bolzano. La nostra città all’inizio del ventennio contava pochi abitanti e non era estesa , il fulcro , ovvero il centro storico , fu rimodernato a colpi di art noveau durante la Belle Epoque senza però dare slancio al di là del Talvera. Il regime invece eresse nuovi quartieri(Dux , Littorio) , accorpò Gries(ribattezzato Tiberio) , edificò la zona industriale e diede vita perfino ad un nuovo centro cittadino ricco di simboli : il rione Venezie (per paradosso nome non fascista). L’importanza del “Venezie” è facilmente intuibile , recatevi all’Eurac posizionatevi sotto la torre (ex-littoria ) , ora scendete in viale Druso (ed imboccate viale Venezia , percorretela tutta verso piazza Vittoria rimanendo sul lato destro e vi troverete quasi di colpo il monumento alla Vittoria davanti a voi. Viale Venezia è stretto , è progettato per dare la sensazione di lunghezza come la via parallela San Quirino che sfociando in piazza Vittoria ne aumenta idealmente l’ampiezza. Questo fenomeno d’impatto visivo è paragonabile a quello che si può vivere a Siena , ovvero prima di raggiungere la maestosa piazza del Campo si percorrono vicoli strettissimi che dilatano la percezione d’ampiezza dell’osservatore. L’ex Venezie avrebbe dovuto essere il nuovo centro bolzanino , nei pressi di ponte Roma era prevista la nuova stazione ferroviaria , di modo che i viaggiatori si fossero trovati direttamente a contatto con il nuovo centro. Lo stile razionalista è presente alle estremità del rione (piazza Vittoria e la zona Lido-Eurac) ma quasi assente nel suo centro. Questa scelta fu dettata forse dal fatto che molti funzionari a cui erano destinate le abitazioni erano monarchici e non fascisti. A quel tempo infatti la diarchia Mussolini – Re aveva creato molti imbarazzi a corte come nelle alte sfere del PNF e per questo motivo si cercavano compromessi continui : due inni , due eserciti , due giuramenti di fedeltà etc. Logico che anche il nuovo centro bolzanino fosse diviso in due , fascista e monarchico , monumentale e veneziano. Oggi riscopriamo aspetti della nostra città che si erano dimenticati e che ci aiutano a scoprire il passato e la nostra storia cittadina , ma in futuro sarà possibile farlo tra oscurantismo ed abbattimenti? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Marco Pugliese

 

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La spiaggia di Bolzano

Posted by Marco Pugliese on 18 giugno 2011 in Storia Bolzano |

Capita che quando un bolzanino si rechi al mare stupisca che sappia nuotare e paradossalmente non sciare. Bolzano capitale delle Alpi , cuore del turismo invernale , meta di mercatini natalizi e base di partenza per le più belle sciate delle Dolomiti è salita alla ribalta delle cronache nazionali ed internazionali sportive per le imprese dalla tuffatrice Tania Cagnotto , preceduta negli anni 70 dall’altrettanto fortissimo padre Giorgio e dal campionissimo Klaus Dibiasi. Vero anche Messner ha contribuito a rendere famosa la nostra città ( anche se natio di Bressanone) ma l’impatto mediatico dei tuffatori ha di recente stravolto le gerarchie. In media i bolzanini preferiscono il mare alla montagna ed in inverno nelle statistiche nazionali figurano tra i primi nuotatori amatoriali.

Lido di Bolzano

Lido di Bolzano

 

 

Questa anomalia che ci caratterizza è dovuta all’aver sempre avuto a disposizione l’impianto acquatico di viale Trieste , inaugurato nel lontano 1931. L’architetto Ettore Sottsass Senior ne fu il progettista e cercò di convogliare in questa struttura le caratteristiche architettoniche del tempo. L’edificio è molto semplice ha la forma una “L” allungata , dotata di ristorante con terrazza per balli notturni . Le vasche originarie erano tre : olimpionica , media (i bolzanini la battezzarono dei “mezzani”) e per i piccoli ( ora completamente rimodernata). La piscina “Isarco” (per i bolzanini la “esperti /inesperti) fu costruita successivamente. L’impianto negli anni 30 era il più vasto d’Europa e mantenne questo primato fino alla fine degli anni ’60. L’estensione del Lido è parte di quella concezione futuristica del movimento , questa struttura non enorme , amplifica la propria grandezza attingendo dal paesaggio montano che la circonda. La posizione è strategica, dal centro del Lido si ha la sensazione di trovarsi nel mezzo della conca bolzanina , si scorgono in pratica tutte le montagne più significative stanziate intorno alla città. Provate a nuotare (visto che siete bolzanini non sarà difficile…)fino al centro della piscina olimpionica , fermatevi e posate lo sguardo verso la Mendola , poi verso il Colle e concludete con il Guncina. Vi compiacerete di essere immersi nell’acqua e nella montagna allo stesso tempo , questo gioco prospettico nasce dalla particolare posizione dell’impianto , al tempo della realizzazione collocato in aperta campagna, ma collegato con servizio bus da piazza Walther .

Lido di Bolzano (1931) Bolzano Bozen

Lido di Bolzano

L’italiano è popolo marinaro ed è per questo che il regime si prodigò a mantenerne la vocazione , tralasciando la politica è altresi vero che generazioni di bolzanini si sono avvicinate all’acquaticità frequentando il Lido . Può sembrare banale ai più , ma aver la possibilità d’usufruire di una struttura cosi significativa ed all’avanguardia ha fatto si che il bolzanino fosse acquatico tra le Alpi , caratteristica che può far sorridere ma ci differenzia da altre realtà montanare. L’atipicità di questo processo , nato in circostanze totalitarie arricchisce noi cittadini e di riflesso la nostra città , influenzandone anche i ragionamenti e aprendone i confini. La partenza fu un conflitto tra mare e montagna , cultura d’altura contrapposta a quella di pianura , l’arrivo ha forgiato invece una fusione d’ usanze e modus vivendi che fanno di Bolzano una città sempre più ponte tra etnie, pianeggianti o montanare che siano.

 

Marco Pugliese

 

 

 

 

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Vittoria Dell’arte

Posted by Marco Pugliese on 20 maggio 2011 in Storia Bolzano |

Estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente, temono il futuro: giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati occupati tanto tempo senza concludere nulla” , questo pensiero del filosofo Seneca ricordatelo quando vi recate in piazza Vittoria. Ora proveremo a viaggiare tra le mura di questi edifici , scoprendone i significati più nascosti. Questa piazza , costruita ed idealizzata in tempi di regime non può legarci al passato , ma essere parte fondante del futuro. La nostra città ha molti volti e molti simboli , appartenenti a diverse culture ma sempre e comunque condivisibili. Piazza Vittoria è un manuale d’architettura razionale , lo capiamo dall’ampiezza degli edifici che abbracciano simbolicamente la collina dove c’è il monumento , stagliato verso il Catinaccio , creando giochi di colore durante il tramonto. Questa sensazione d’abbraccio la cogliete se vi mettete davanti al monumento con le spalle rivolte al Catinaccio .

Piazza della vittoriaAltro particolare interessante sono i giochi d’ombra creati dagli archi degli edifici laterali , ponetevi sotto il portico centrale e guardate lo spiazzo davanti a voi durante il tardo pomeriggio estivo , noterete le proiezioni d’ombra degli edifici formare un triangolo isoscele con l’angolo più acuto allungarsi sempre più verso il monumento. La pavimentazione originale (purtroppo non più presente) presentava delle linee rette che intersecavano il triangolo d’ombra citato prima.

Piazza della  Vittoria Bolzano

L’arte futurista era concepita per creare nell’osservatore adrenalina continua , l’obiettivo di chi seguiva questa corrente infatti era di non annoiare . Volutamente ho tralasciato le scritte , le figure e qualsiasi altra simbologia presente in questo luogo appunto per non offuscare la mente del lettore, libera di entrare in contatto senza pregiudizi con l’arte presente in questa piazza di Bolzano .Conosciuta più per i significati politici, che purtroppo ne offuscano l’arte attiva che traspare ad ogni cambio di punto d’osservazione. Il futurismo era movimento continuo e perpetuo, stravolse la letteratura , la pittura , non risparmiò l’architettura , se notate infatti , spostarsi è fondamentale per comprendere nel pieno l’architettura presente in piazza Vittoria. L’osservatore deve essere dinamico , altrimenti non coglie il messaggio di velocità presente nelle opere. Solo liberando la mente viaggiando metaforicamente e fisicamente da un punto d’osservazione all’altro possiamo pienamente goderci questi giochi architettonici dinamici , troppo spesso i nostri pensieri sono rivolti al passato, alle polemiche , cosi condizionano il futuro , facendolo apparire oscuro esattamente come Seneca ci esorta di non fare. Da affiancare un domani alla spiegazione storica sarebbe utile quella artistica , magari creando un percorso “movimentato” che faccia viaggiare l’osservatore verso punti di vista troppo spesso ignorati. La Vittoria dell’arte e la vittoria dei sensi possono essere le emozioni ricavate da un viaggio particolare nella piazza più discussa della nostra provincia , se ci proviamo tutti insieme forse una volta tornati avremo una visione più ampia dell’insieme , meno stereotipata e proiettata verso il futuro , senz’altro più condiviso e sereno. L’arte non si giudica , si comprende.

 

Marco Pugliese

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Nuove Foto Storiche

Posted by Stefano on 14 maggio 2011 in Foto |

 

 

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Profumi d’arte a Bolzano

Posted by Marco Pugliese on 5 maggio 2011 in Storia Bolzano |

Profumi d’arte a Bolzano

 

Dici arte , pensi al MART di Rovereto , recentemente anche al nuovo Museion di Bolzano. Se la passione è forte e profonda la mente corre alla Biennale di Venezia , agli Uffizi di Firenze , insomma in generale a tutta la nostra penisola ,ove ricordiamolo è racchiuso il patrimonio artistico più bello e ricco (80% circa) del mondo. Italia è sinonimo d’ arte per antonomasia , meta del Grand Tour (una sorta di Erasmus ante litteram)operato dall’aristocrazia europea nel corso del XVII secolo , questa definizione del Belpaese è attuale e radicata. Lo era anche negli anni 20 del secolo scorso , anche durante la dittatura fascista l’Italia rimaneva pur sempre la campionessa mondiale d’arte , tale eredità venne ingrassata dalla propaganda è vero ma è altrettanto doveroso ricordare quanto il regime fece per gli artisti. Qualcuno sobbalzerà sulla sedia sapendo che tra gli artisti più apprezzati dal Duce vi erano dei sudtirolesi di madrelingua tedesca: Hans Piffrader ad esempio , colui plasmò il famoso Duce a cavallo , Franz Ehrenhofer e Othmar Winkler realizzarono dei busti che colpirono il dittatore. Bolzano divenne sede di Biennali d’arte dal 1922 al 1942, il sindaco Perathoner si dette malato per protestare contro la presenza alla cerimonia d’inaugurazione del Tolomei. Ettore Tolomei fu tra i promotori della mostra biennale , logico quindi che tale iniziativa venne insabbiata e dimenticata nel dopoguerra. Oggi possiamo però recuperarne la parte artistica : la mostra venne allocata dapprima al vecchio Teatro Civico , dal 1938 presso l’istituto tecnico C. Battisti. L’edizione del 1940 fu tenuta nel palazzo del turismo , ovvero l’ex cinema Corso , oggi demolito. Alla prima Biennale di Bolzano nel 1922 i numeri furono importanti : ottantina di artisti , ottomila spettatori e più di duecento opere esposte. Tra i premiati Fortunato Depero ,Hubert Lanzinger ,e Anton Hofer . Raimund Moroder che vinse il primo premio nel 1938 , ebbe l’onore di vedere il suo “Legionario morente” esposto a Roma , ammirato dal Duce , il quale non esitò a posarvi accanto. Il già citato Winkler intagliò Mussolini nel legno , venne accolto a Palazzo Venezia e omaggiato. L’arte è logicamente condizionata dai committenti , siano essi regimi , papi o potenti in generale , nessuno si meravigli. Il regime aveva bisogno di questi artisti , per questo ne incoraggiò i lavori e creò una Biennale d’Arte che potesse creare una corrente artistica bolzanina catalizzatrice d’ artisti emergenti. Quest’arte al servizio dello stato non è da cancellare , è da spiegare , altrimenti nei libri non troverebbe posto nemmeno Virgilio , poeta del regime augusteo ma non per questo scadente. Bolzano oggi ha l’occasione di recuperare il lavoro di questi artisti dimenticati ed attualizzarlo. L’arte non invecchia , semplicemente si trasforma nella società e luoghi come il nostro Museion potrebbero diventare “laboratori artistici “ al servizio della società odierna per cicatrizzare definitivamente ferite ormai vecchie. Sarebbe una grande vittoria per Bolzano riesumare una biennale artistica forgiata in un regime totalitario e trasformarla in una palestra per artisti altoatesini di oggi , multietnici , cosmopoliti e senza vincoli . La libera società multirazziale è il committente ideale per costruire un futuro di tolleranza , non pensate?

 

Marco Pugliese

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Bolzano , città sulle rotaie

Posted by Marco Pugliese on 16 aprile 2011 in Storia Bolzano |

Bolzano , città sulle rotaie

 

“Il tram per il Tiberio parte alle 11.05 da Piazza Vittorio Emanuele III” ,  ci avrebbe detto questo un bolzanino del 1934 se avessimo dovuto raggiungere piazza Gries una volta usciti dalla stazione ferroviaria di Bolzano. La nostra città in quel periodo era dotata di ben tre linee tranviarie che partivano da Piazza Walther , forse qualcuno ricorderà ancora i cubetti inseriti nelle tracce dei binari in via Stazione , rimasti fino alla soglia degli anni ’90. Quei binari furono levati negli anni ’60 dopo la costruzione della funivia del Renon e la conseguente soppressione del tratto urbano della ferrovia che portava sull’altopiano.  La Rittnerbahn venne inaugurata il 13agosto 1907 ,  il tracciato, di lunghezza pari a 12 chilometri, superava un dislivello totale di 985 m. Consisteva appunto di un tratto tranviario di quasi 1 km che congiungeva piazza Walther con la stazione a valle del tratto a cremagliera , allora facente parte del limitrofo Comune di Dodiciville. Qui veniva posta, dietro ogni convoglio diretto sull’altopiano,  la motrice dotata di ruota dentata che spingeva il treno sulla ripida salita alla velocità massima di 7 chilometri orari. Superato il dislivello di 910 metri che separa Rencio da Maria Assunta, la cremagliera terminava .Il treno proseguiva sino a Collalbo alla velocità di 25 chilometri all’ora. Curioso come questa ferrovia scatenò polemiche tra gli abitanti , se da un lato l’isolamento secolare del Renon venne superato , dall’altro la quiete montanara dell’altopiano era minacciata dal turismo di massa sempre più crescente. Un esempio ne è il poemetto”Abschied von Oberbozen”dello scrittore bolzanino Hans von Hoffensthal dove vengono decantate le bellezze del Renon  . I ricordi della fanciullezza  sarebbero stati cancellati inesorabilmente “dall’invasione” del turismo di massa reso possibile grazie alla Ferrovia. Fino a quel momento infatti per raggiungere Collalbo era necessario percorre sentieri scoscesi e ripidi od vecchie e sgangherate mulattiere. Nel frattempo , nel 1909 fu ultimato il collegamento tranviario urbano tra Gries(allora comune indipendente)e Bolzano. Il tram partiva in piazza Walther , lato palazzo Campofranco , percorreva nell’ordine : via della Mostra , via Goethe , via Leonardo da Vinci , via Cassa di Risparmio proseguendo per il Ponte Talvera e raggiungendo piazza Gries per la vecchia e polverosa Reichstrasse , allora una statale oggi via Armando Diaz in circa 20 minuti di percorrenza. Solamente tre anni dopo , il 18 gennaio del 1912, fu inaugurato un servizio di autobus che collegava Bolzano a Laives. Nel 1913 venne costruita anche una linea tranviaria. Il tram partiva da Bolzano, sempre piazza Walther, superava il fiume Isarco sul ponte Loreto, proseguiva attraverso Oltrisarco, attraversava tutto l’abitato di S. Giacomo fino alla località Wurza per un totale di 21 fermate. Il proseguimento tranviario dal Wurza fino a Laives, a fianco della via Delle Part, venne costruito nel 1931. Il tratto Bolzano-S. Giacomo lungo 6.682 m veniva percorso in circa 28 minuti e ad una velocità media di 25 km/ora. La nostra città quindi ad inizio secolo poteva vantare una notevole linea tranviaria , da Gries si poteva raggiungere il Renon , da Laives dopo il 1931 comodamente il centro e tutto ecologicamente corretto come usiamo dire oggi. Ricordiamoci che era in funzione la ferrovia per Caldaro nello stesso periodo , la stessa che oggi troppo spesso viene rimpianta. Nel 2011 sono frequenti i dibattici per ripristinare il tram bolzanino , con percorsi e linee differenti , facendo ciò dobbiamo ammettere quando fossero stati lungimiranti gli amministratori locali dell’epoca( se contiamo pure la funicolare del Virgolo e quella del Guncina , la funivia del Colle etc)che modernizzarono la nostra città esclusivamente puntando sui mezzi pubblici ecologici. Non lo fecero per amor di natura è vero , ma seguirono quell’impulso raggiante di modernità seminato dalla Belle Epoque , la strada è tracciata in ogni caso , non ci resta che ripercorrerla ed attualizzarla.

 

Marco Pugliese

 

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Oggi Eurac , ieri G.I.L.

Posted by Marco Pugliese on 15 aprile 2011 in Storia Bolzano |

Oggi Eurac , ieri Gil

 

Partendo dalla città vecchia e percorrendo ponte Druso , notiamo che salendo la gobba del ponte ci impedisce di scrutare il viale , l’unico edificio che scorgiamo alla nostra sinistra è la torre dell’Eurac. Gli architetti Mansutti e Miozzo , progettisti del palazzo realizzato tra il 1934 -36 , crearono quest’effetto per mandato politico. Mussolini in persona coniò lo slogan : “ ..in ogni città italiana dovranno contrapporsi ai campanili delle chiese altrettante torri littorie…”. Ma perchè il Dice teneva tanto alla realizzazione di questo progetto? Mussolini , è noto , patti del Laterano a parte , non è mai stato molto religioso , anzi nel suo passato svizzero (scappò dall’Italia per evitare la leva nei primi anni 10 del secolo scorso) divenne famoso per sfidare niente meno che Dio durante i comizi d’azione proletaria ed anticolonialisti( il duce era nella fase socialista e pacifista….) Finita l’arringa , soleva dire “ ..ed ora , se Dio esiste sul serio…che mi fulmini all’istante…” , tra gli applausi generali , a braccia conserte, attendeva il fatale attimo che puntualmente non avveniva. Si dice che perfino Lenin ( in Svizzera pure lui in quel periodo e vicino a Mussolini grazie ad una amante in comune..) si divertisse nel raccontare ai suoi compagni l’episodio…paradossi della storia se pensiamo agli avvenimenti che sconvolgeranno il mondo degli anni 40. Il campanile delle chiese ossessionava il duce del fascismo , con le sue campane chiamava a raccolta i fedeli ad ogni messa e grazie all’altezza era riconoscibile ed individuabile a grande distanza , dominando i panorami delle città d’Italia. Ogni casa del Fascio venne dotata di torre , in questo modo nella mente di Mussolini anche la dottrina fascista poteva essere notata da tutti e tutto. L’ideologia mussoliniana avrebbe irradiato metaforicamente le città . In nostro Eurac possedeva proprio quella funzione , venne costruito in modo che coprisse il panorama alpino , questo lo notiamo se proveniamo dalla città nuova , l’edificio ex-palestra sulla strada arrivando dal basso copre la visuale e ci costringe a gettare lo sguardo sulla torre , che ricordiamolo , al suo interno era vuota, non possedeva altro che funzioni simboliche. L’odierno Eurac rappresentava la mistica fascista ( A Bolzano, Brescia, Bressanone, Merano e Vicenza furono così realizzate sedi della GIL, stilisticamente molto simili tra loro, con gli intonaci esterni di colore “rosso pompeiano” ). L’edificio inoltre possiede la pianta “L” (l’iniziale di littorio , per rimanere in tema di simboli) , il colore rosso detto “pompeiano” (derivante dal colore rosso acceso presente in molti affreschi a Pompei) , tratti architettonici caratteristici della mistica fascista. La Gil dopo la guerra venne utilizzata solo parzialmente (nella palestra ad esempio era presente un supermercato) e cadde per lo più in disuso. Negli anni 90 si pensò di riutilizzare la struttura come sede dell’Eurac. L’architetto austriaco Kada non snaturò l’ex Gil , la modernizzò intelligentemente rispettando l’idea originaria di Mansutti e Miozzo. Curioso come un simbolo della parte più profonda dell’ideologia mussoliniana sia oggi un simbolo della cultura scientifica libera , la torre , posta ad irradiare il credo fascista, ci indica oggi una strada completamente opposta. Metaforicamente è diventata il simbolo del pensiero libero , paradossale , vista la simbologia originaria , questo tempio di regime ha modificato il proprio messaggio , questo dimostra come la trasformazione sia la chiave giusta per comprendere la storia , l’abbattimento e l’oscuramento sono soluzioni che creano solamente nostalgie e totem ideologici poi difficili da scardinare. Bolzano è cosmopolita , perchè ha una storia cosmopolita che in ogni periodo ha contribuito ad arricchirla di qualcosa , eliminando parti di questi momenti si perde quella visione d’insieme che caratterizza città d’intrecci culturali ed etnici come la nostra , un patrimonio da non abbattere….

 

Marco Pugliese

 

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